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  4. Pipistrello: (storia di) una luce fatta icona
| redazione designbest

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na lampada non è  “una macchina per fare luce, bensì una forma in armonica relazione con il contesto per il quale è stata creata”. La pensava così Gaetana Aulenti, Gae per tutti, rivoluzionaria designer  degli anni Sessanta che andava spesso controcorrente. …

Fu nel 1965 che la matita di Gae tracciò la sua non convenzionale lampada, quella che sarebbe diventata una vera icona di luce: Pipistrello. Fiore all’occhiello della designer, la nuova lampada con il nome di un animale notturno e la forma simile a una pianta esotica (a guardarla di sfuggita sembra una palma) racchiudeva proprio il suo spirito: una forte ma aggraziata scelta stilistica con un animo spiccatamente funzionale.

Eclettica per indole, Gae amava controllare forme e volumi per plasmare soluzioni funzionali.  E non si crucciava troppo del giudizio dei colleghi: era abituata a muoversi in un mondo di design fatto di uomini. “Questo è un lavoro da uomini, ma io vado avanti”, diceva Gae, mentre traduceva su carta le sue idee. E così aveva fatto nell’ideare Pipistrello: aveva attinto dall’Art Nouveau, ma aveva rielaborato i dettagli stilistici fino a renderli innovativi. A partire dal collo da giraffa, perché sì, oltre alle ali da pipistrello in metacrilato questa lampada sapeva (e sa farlo tuttora) allungarsi grazie al suo collo telescopico che cresce di ben 20 cm.

Ideale per trasformarsi da lampada da tavolo a modello da terra.  Geniale intuizione. Ecco come Pipistrello ha  vissuto, indisturbata, le case di mezzo secolo. E ci vive ancora, luminosa, raggiante, praticamente intramontabile!

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