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  4. Co-housing e futuro al Vitra Design Museum

mostra: Together! The New Architecture of the Collective

| redazione designbest

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uattro architetti tra presente, passato e futuro, un’unica mission: interpretare gli spazi collettivi e l’habitat urbano. Al Vitra Design Museum va in scena Together! The New Architecture of the Collective, l’insolita mostra dedicata alla progettazione del “vivere insieme”.

Si comincia con una panoramica storica sugli ideali abitativi “sociali”, dal Falansterio di Charles Fournier alle soluzioni dei movimenti squatter degli anni Ottanta, fino alle Città giardino del primo modernismo. Nella prima sala, infatti, una serie di esempi eterogenei ci aprono la mente su infiniti possibili scenari: c’è l’edificio di Boston del 1884 con la cucina in comune per incoraggiare la socialità, l’Unité d’habitation di Le Corbusier a Marsiglia che offre a tutti alcuni servizi come negozi, sale comuni e scuole, il Freidorf Housing Estate di Basilea, antesignano esempio di architettura cooperativa su larga scala in Svizzera.

Nella sala successiva, invece, ad accoglierci c’è un’installazione con ventuno modelli di progetti contemporanei (in grande scala) di edilizia residenziale cooperativa che ci trasportano da Zurigo a Berlino, da Los Angeles, a Tokyo, a Seul. Osservandoli dialogare in un’ipotetica città irreale sorge spontaneo chiedersi: come saranno le città del futuro? Come crescerà la socialità di domani e quali pieghe prenderà?

Se è vero, infatti, che esistono già da tempo realtà di co-housing o condomini collettivi con spazi comuni e condivisibili da tutti, è vero anche che questo concetto di socialità che invade in un certo senso gli spazi privati cambiandone i connotati si sta diffondendo sempre di più. Basti pensare agli spazi di co-working, che dopo i primi timidi tentativi copiati dalle multinazionali americane, oggi si stanno diffondendo a macchia d’olio tra luoghi pubblici, bar, aziende, stravolgendo il vecchio concetto di ufficio.

E mentre riflettiamo e ci interroghiamo sull’evoluzione degli spazi urbani, la terza sala ci invita ad entrare letteralmente in un appartamento tutto nuovo e concepito proprio su una nuova socialità: un modello concreto in scala 1:1 di un’abitazione di un collettivo che alterna spazi privati e ambienti condivisi e dove possiamo immaginarci (aiutati dagli scatti del fotografo di moda Daniel Burchard) la quotidianità degli ipotetici abitanti.

A chiudere la mostra (e i nostri pensieri) non poteva mancare uno spazio di co-working che presenta una serie di schede dettagliate di cinque realtà recenti: la Sargbfabrik di Vienna, il Zwicky-Sud di Zurigo, La Borda a Barcellona, R50 a Berlino e l’Apartments with a Small Restaurant a Tokyo.

L’invito per tutti è riflettere sull’evoluzione delle città, dalle megalopoli in continua crescita con il loro melting pot di culture ai nuovi modelli di nucleo familiare che via via vanno configurandosi nella società. E sull’importanza, in questo ambito, dello spazio urbano che andrebbe visto e vissuto come una risorsa preziosa.

 

Dove: Weil am Rhein, Vitra Design Museum, Charles-Eames Str. 2

Quando: fino al 10 settembre 2017

 

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