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Alessi: il 2020 in cinque parole

| redazione designbest

Alberto Alessi, Presidente di Alessi s.p.a. e responsabile per il design management, il marketing strategico e la comunicazione, nasce ad Arona nel 1946. Primo figlio della terza generazione di Alessi, entra in azienda dopo essersi laureato in legge. Da una prima produzione di veri e propri multipli d’arte (Alessi d’apres), sviluppa la visione di un universo estetico di oggetti industriali a forte componente espressiva e assume un ruolo di primo piano nell’azienda gestita dal gruppo familiare. A partire dal 1970 collabora con Alessandro Mendini, figura centrale per il brand, e sviluppa una fitta rete di collaborazioni con architetti e designer in tutto il mondo, dando il contributo decisivo per la trasformazione di Alessi in uno dei grandi nomi del design internazionale. Autore di diversi libri, collabora a riviste e pubblicazioni internazionali incentrate sul design. Grande gourmet, affianca l’attività di design management a quella di viticoltore sulle sponde del lago d’Orta con l’etichetta “La Signora Eugenia e il passero solitario”, mettendo in pratica la sua visione di un percorso compiuto che dalla coltivazione dei prodotti porta all’arte di servirli in tavola.

 

È Alberto Alessi a scegliere e raccontare a Designbest magazine le 5 parole di riferimento per il 2020 di Alessi:  

ARTE E POESIA

“Sono convinto che esiste nella società degli uomini, e cioè nel mercato, un enorme bisogno di arte e di poesia. Da parte di chiunque, anche da parte del pubblico meno acculturato. Anche se magari non se ne rende conto. Un bisogno di arte e di poesia che sta crescendo, anno dopo anno, e che non è più soddisfatto esclusivamente dai mezzi classici che nel passato erano deputati per soddisfare questo bisogno. In altre parole, nel passato l'arte la si trovava nei musei e la poesia nei libri, e quando uno sentiva il bisogno di nutrirsi in termini artistici andava nei musei o andava a visitare una cattedrale, e la poesia la si trovava nei libri. Oggi non è più così, i mutamenti della nostra società hanno portato il pubblico, la gente, tutti noi a desiderare di avere una fruizione artistica in tutti i momenti della nostra vita quotidiana. Ritengo quindi che il design sia una delle forme artistiche più tipiche degli anni che stiamo vivendo.”

MEDIAZIONE

“Il ruolo che svolge la Alessi oppure che svolgo io nell'Alessi è un ruolo di mediatore artistico che è in fondo molto vicino all'attività di un gallerista o anche all'attività di un curatore di museo, o di un direttore d'orchestra, personaggi che operano in ambiti artistici diversi ma che sempre svolgono un'attività di mediazione e non, come spero tutti sappiate, di creazione diretta nel senso classico del “fare arte”. Anche se ogni tanto mi dicono o scrivono che sono un designer, io non ho mai disegnato niente e non ho neanche nessuna voglia di disegnare, io sono essenzialmente un mediatore artistico.”

QUALITÀ

“Il vero obiettivo dell’industrial design è sempre stato quello di cercare di portare la massima qualità, passatemi la parola, la massima qualità artistica e culturale possibile del progetto insieme però al farsi capire dal pubblico più vasto possibile. Questa è evidentemente un'espressione teorica, alla quale io credo fermamente, ma che poi nella realtà è molto difficile da raggiungere. Detto in altre parole, il grande designer francese-americano Raymond Loevy negli anni Trenta aveva coniato un termine, una sigla molto interessante, che è M.A.Y.A., che voleva dire Most Advanced Yet Acceptable e cioè di cercare di portare la qualità la più alta possibile senza perdere però il contatto con il pubblico finale, con il grande pubblico finale. Ecco, il ruolo di una “Fabbrica del Design Italiano” come la Alessi è proprio quello di cercare di lavorare in questa direzione.”

INTUITO

“Nella creazione dei prodotti del design italiano, l'intuizione e la sensibilità del designer, e se pure in misura minore, anche dei design manager, dei tecnici, e dei responsabili del marketing dell'azienda, è di gran lunga la qualità più preziosa da salvaguardare.”

ITALIANITÀ

“Essere italiani è un'espressione tipica della nostra cultura e che accomuna tutti i nostri progetti come se ci fosse un filo conduttore, nonostante il numero elevato di autori in catalogo, di tante diverse nazionalità e tanto diversi tra loro. Penso che questo filo conduttore sia rappresentato dal progetto culturale che sta alla base della nostra attività di mediatori tra le migliori espressioni creative contemporanee e i desideri del pubblico. Questa nostra caratteristica, tipica delle Fabbriche del Design italiano, è certamente un aspetto che, soprattutto in un periodo storico come quello che stiamo attraversando, va costantemente curato e mai perso di vista.”

 

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