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L’interno della navata del Bunk Hotel di Amsterdam.

| redazione designbest

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ra mille accortezze, indispensabili per garantire la nostra salute, un po’ alla volta gli hotel riaprono i loro battenti per accogliere i viaggiatori. Tra questi, un luogo assolutamente speciale sia per la sua location, sia per la sua filosofia di ospitalità: il Bunk Hotel di Amsterdam.

Il Bunk (cuccetta in inglese) è un anomalo e intrigante mix tra hotel di classe e ostello economico. L’idea del suo fondatore Robin Hagedoorn è di offrire ospitalità di qualità, accoglienza affidabile e anche il lusso della privacy a costi contenuti.
La location è un’ex chiesa dedicata a Santa Rita nella vispa zona a nord della capitale olandese. All’esterno la chiesa si presenta tale quale nella sua architettura semplice e austera in mattoni rossi, solo una piccola scritta in neon rosa flou ai piedi del portale segnala una presenza diversa.

La vera rivoluzione, firmata dall’architetto Rob Salemans di Raumkultur, avviene al suo interno: sotto gli archi in mattoni e la capriata in legno sono inseriti come galleggiassero nello spazio dei cubi bianchi forati da piccole finestre qua e là. Sono le Bunk Room, le camere private per una fino a cinque persone disponibili a partire da 54€. Nella parte inferiore della chiesa tra gli antichi archi in pietra e mattoni si trovano invece i Bunk Pod, 107 cosiddette capsule per una o due persone (a partire da 24€) inserite in una struttura di legno che regala a questo “alveare” un’atmosfera di serena condivisione dell’intimità casuale.

 

Bunk Hotel, Amsterdam

All’interno della navata sono inserite le Bunk Room, dei blocchi bianchi che sembrano galleggiare nello spazio.

 

Gli spazi sia privati che condivisi si distinguono per sostenibilità e tecnologia, i materassi sono di prima qualità, il sistema di illuminazione ambientale, la doccia nebulizzata ad alta pressione per risparmiare acqua, lo shampoo biologico e i teli in cotone equo e solidale. Il check-in è automatizzato, il wifi gratuito e veloce per tutti e in ogni angolo si trovano prese di ricarica e usb.
Gli spazi comuni che chiamano alla condivisione, dai con bagni gender-neutral ai grandi tavoli comuni del ristorante, sono stati riorganizzati per garantire le distanze di sicurezza.

Parte intrinseca del Bunk Hotel era, e lo sarà nuovamente, l’intenso calendario culturale e il programma di artisti-in-residence che si integra con la vita della piazza, luogo di ritrovo di abitanti, artisti locali e creativi di passaggio nelle diverse vite vissute dall’edificio. Costruita nel 1921, bombardata nel ’43 e ricostruita nel dopoguerra, la chiesa perse infine la sua funzione religiosa e divenne prima la sede degli Universal Studios e in seguito della biblioteca comunale.

La sua ultima trasformazione nel Bunk Hotel si deve a un evento quasi magico a cui partecipò il suo fondatore Robin Hagedoorn: il mitico festival-non-festival Burning Man nel Black Rock Desert (Nevada USA). L’esperienza di meraviglia, energia e anche disidratazione condivisa insieme ad altre migliaia di persone riunite nel deserto lo folgorò. Lasciò il suo lavoro di riqualificazione di spazi urbani per creare nuovi, e soprattutto diversi, luoghi di ospitalità e condivisione. Luoghi in grado di avere il giusto equilibrio tra qualità, affidabilità e responsabilità sociale, una missione che non sorprende sia nata in una chiesa sconsacrata.  

DOVE: Hagedoornplein 2, Amsterdam, Paesi Bassi (NL)

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