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  4. Restyling di una leggenda: il Camparino in Galleria a Milano

Il dehor del Camparino all’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele da piazza Duomo a Milano.

| redazione designbest

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l Camparino. Basta il nome per evocare momenti di felici attese per qualche ora di relax in buona compagnia con un aperitivo rosso fiammante per le mani, soprattutto ora che dopo i lunghi mesi di chiusura forzata ha potuto festeggiare la sua riapertura. In realtà c’è molto altro da raccontare, perché questo piccolo, centralissimo bar è il luogo simbolo dell’aperitivo milanese fin dal lontano 1915, quando venne inaugurato da Davide Campari, figlio di Gaspare creatore del celebre bitter.
Innanzitutto, perché siamo in Galleria, LA Galleria, quella di Vittorio Emanuele II, il salotto di Milano a fianco del Duomo. La storia racconta che già nel 1867 - più o meno di fronte alla sede attuale mentre terminavano i lavori di completamento della Galleria - Gaspare Campari inaugurava il Caffè Campari in classico stile impero. Seguiva, quarantotto anni più tardi, l’inaugurazione del più piccolo Bar di Passo con le consumazioni rigorosamente in piedi al bancone e un innovativo sistema che garantiva il flusso continuo d’acqua gassata dalle cantine per offrire il Campari e soda sempre refrigerato: il Camparino.

Giunto fino ai giorni nostri sostanzialmente immutato nella raffinata immagine degli interni in stile liberty floreale, divenne in breve un’istituzione, un privilegiato luogo d’incontro di artisti, musicisti e letterati.
Il suo restyling, progettato da Lissoni Casal Ribeiro (la nuova sigla della costola architettonica dello studio di Piero Lissoni da quando ha unito la sua firma a quella del suo principal partner Miguel Casal Ribeiro), rispetta pienamente la storicità del luogo sia a livello estetico che sociale, a partire dallo spazio più famoso, quei pochi metri cubi più alti che larghi all’angolo tra portici e galleria che si chiamano Bar di Passo. Qui il progetto di restauro ha recuperato gli elementi esistenti - dal famoso bancone del mobiliere Eugenio Quarti ai mosaici del pittore Angelo d’Andrea e i lampadari in ferro battuto del maestro Alessandro Mazzucotelli - intervenendo unicamente sull’illuminazione del meraviglioso soffitto cassonettato.

 

Camparino in Galleria, Milano

Lo storico bancone del mobiliere Eugenio Quarti e la parete con i mosaici del pittore Angelo d’Andrea del 1915.

 

Nell’area di passaggio che porta al dehor, lo stile invece inizia a rinnovarsi, anticipando i tocchi di modernità inseriti al piano superiore nella Sala Spiritello, nome che deriva dall’illustrazione di Leonetto Cappiello del 1921 diventata simbolo del marchio Campari.

Affacciata sulla Galleria, la sala si sviluppa intorno a un grande bancone rivestito a specchio con effetto cannettato. Il pavimento in seminato veneziano, la boiserie in noce rigato e un controsoffitto luminoso creano un effetto visivo contemporaneo sospeso tra il moderno e il rispetto dell’eredità storica, lanciando un messaggio di novità che si abbina alle nuove proposte cocktail & food di Davide Oldani. Lo chef stellato rivisita in chiave haute cuisine un piatto della tradizione quasi dimenticato come il pan’cot, la classica ricetta della mamma con il pane ammorbidito in acqua e latte e poi ripassato in padella, qui declinato in intriganti varianti gourmet.

Completamente nuovo invece il piano interrato che conteneva il magazzino del locale. Trasformato in sala per eventi di degustazione e meeting e dedicata a Gaspare Campari, si distingue per un’atmosfera intima ed elegante. Vari i rimandi storici, come le lampade alle volte che richiamano il disegno dei rosoni della pavimentazione della Galleria e il bancone in legno recuperato dal primo piano.
“In questo progetto abbiamo voluto essere il più possibile “silenziosi” - racconta Piero Lissoni - cercando di essere onesti e sinceri con la parte storica del locale (…).”

 

DOVE: Piazza Duomo 21 angolo Galleria Vittorio Emanuele, Milano
ORARI: Lun - ven 8:30 - 00:00 / sab 9:00 - 00:00 / dom 9:00 - 22:00
FOTO: Courtesy Lissoni Associati - Credits © Santi Caleca


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