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Kartell, Bio Chair - design Antonio Citterio

| redazione designbest

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uando un’azienda nasce con lo sguardo rivolto al futuro, l’innovazione diventa inevitabilmente parte del suo dna. E’ il caso di Kartell, una dei brand iconici del design contemporaneo Made in Italy che dal 1949 ha sfidato e rivoluzionato il mondo del progetto. E continua a farlo.

L’ultima scommessa (presentata durante il Salone del Mobile di Milano 2018) si chiama bioplastica: è un polimero vegetale, proviene da fonti di scarto della canna da zucchero ed è il frutto di una ricerca durata due anni.

Per tutti Kartell è sinonimo di plastica (è stata lei a inventare i primi arredi in policarbonato trasparente) e forse a qualcuno sfugge la volontà che spinge da sempre questo brand: la sostenibilità. Da anni, infatti, l’azienda orienta la sua filosofia, la progettazione e persino il packaging verso il totale riciclo e verso la ricerca più avanzata. Ecco perché oggi ha voluto fare un ulteriore passo avanti, per proteggere l’ambiente: e l’ha fatto con un balzo verso l’innovazione pura, reinventando la plastica per renderla ecofriendly.

Non a caso lo scorso dicembre il brand è entrato nel capitale di Bio-On, società bolognese fra i protagonisti della nuova chimica ecosostenibile. Da quest’incontro è nata la nuova collezione in bioplastica, tra cui la sedia Bio Chair disegnata da Antonio Citterio. Una sedia resistente e pratica a tutti gli effetti, e con le stesse proprietà termo-meccaniche delle sue sorelle di plastica tradizionale, ma assolutamente green, perché realizzata con una materiale totalmente vegetale, sostenibile e biodegradabile.

Dal portasci in polimero sintetico ai primi mobili in plastica, dalle innovative sedie in fibra di carbonio (anche qui Kartell ha raggiunto il primato con la sedia Piuma disegnata da Piero Lissoni) al policarbonato e ai poliuretani, la storia di Kartell è costellata dalla ricerca continua di materiali all’avanguardia. E oggi la sfida vede quest’azienda lungimirante pronta a plasmare il nuovo polimero vegetale Biodura: per ridisegnare le icone del design e fare un altro “naturale” passo verso il domani.

 

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