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  4. Tavolo Dry ovvero la leggerezza tecnologica

Tavolo Dry 45/A, design Alberto Meda 2019, Alias.

| redazione designbest

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el classico approccio di un brand che coniuga la leggerezza stilistica con la tecnologia d’avanguardia esplorando e sfidando fino all’ultimo millimetro i limiti di resistenza dei materiali, un tavolo che è la perfetta sintesi tra l’essenzialità della forma e una sorprendente ricchezza compositiva.
Era il 1987 quando il suo designer iniziava a sperimentare l’uso di materiali compositi tra cui la stampa in “poliuretano rigido strutturale con armatura in ferro con tecnologia RIM (Reaction Injection Molding)” per la produzione industriale di questo tavolo. Ora, dopo oltre trent’anni, quel progetto torna ed essere protagonista.

  • Cos’è  Dry è una collezione di tavoli presentata da Alias in occasione del 40esimo anniversario del brand italiano.  
  • Cos’ha di speciale  Si chiama Dry non per caso. Secco e asciutto, il tavolo Dry ha una struttura letteralmente “tirata all’osso”. Nato dalla ricerca della leggerezza del design secondo il concetto “Meno forma più idee”, Dry sembra volere modellare in una forma leggera e resistente una scultura zoomorfa che coniuga l’ispirazione alla natura e il know how tecnico.
  • Com’è fatto  Un piano in cristallo trasparente (vetro extra chiaro temperato), semplice ed essenziale, esalta la struttura della base del tavolo, protagonista indiscussa. Realizzata in alluminio verniciato si snoda senza soluzione di continuità in quattro gambe, una trave centrale e quattro costoloni a cui è stato limato ogni millimetro superfluo. Dettaglio chiave dell’intero progetto - e ardua sfida tecnologica - è proprio il giunto che collega gli elementi portanti. Della collezione Dry fanno parte un tavolo alto proposto in due dimensioni (80 x 160/ 180 cm) e un tavolo basso (80 x 120/ 150/ 170 cm). Sei le finiture dell’alluminio verniciato in diverse tonalità naturali del grigio e della terra.
  • Di chi è l’idea  Dry è un progetto di Alberto Meda, grande Maestro del design contemporaneo, ingegnere, industrial designer, docente e “collezionista” di Compassi d’Oro (sono ben cinque). I suoi lavori sono caratterizzati dalla sperimentazione con nuove tecnologie e materiali, dall’esplorazione dei loro limiti. Per Alias ha disegnato otto collezioni e infiniti prodotti negli anni, a partire dal lontano 1987, l’anno in cui accanto alla prima bozza per il tavolo Dry ha progettato LightLight (nella collezione permanente del MoMA di New York) e SoftLight, due sedie che avrebbero fatto la storia del brand.  
  • Ci piace perché…  Dry ha una storia lunga più di trent’anni ed è un piacere particolare scoprire che un progetto così meticolosamente pensato, studiato e sperimentato allora, oggi abbia trovato una nuova soluzione per la produzione industriale proprio per mano del suo inventore.

 

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