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Gae Aulenti: A Creative Universe  (© Vitra Design Museum - ph: Bettina Matthiessen)

| redazione designbest

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progetti che ripercorrono la carriera di Gaetana Aulenti, poliedrica architetta e designer italiana che ha segnato la storia del Novecento. Gae Aulenti: A Creative Universe al Vitra Design Museum rende omaggio alla creatività della designer friulana partendo dai suoi primi lavori realizzati per Poltronova, azienda toscana che negli anni Sessanta sperimentò il Design Radicale di cui Gae fece parte: la poltrona Sgarsul, il divano Stringa, gli arredi da esterno Locus Solus in tubolare metallico.

Accanto, spiccano altri progetti dall’approccio innovativo come la lampada Giova disegnata per FotanaArte e il set Rimorchiatore, oggetti versatili di uso molteplice. Gae Aulenti, infatti, ha sempre proposto una progettualità fuori dagli schemi. Tra le prime donne a farsi strada rompendo le regole di un mondo professionale prettamente maschile, la designer ha firmato oltre 700 progetti tra architetture e oggetti di design, occupandosi anche di interni, scenografie, costumi e allestimenti di mostre.

Un universo creativo notevole e una produzione ancora poco conosciuta rispetto a quanto meriterebbe, come ha spiegato la curatrice della mostra Tanja Cunz che l’ha definita “un’immeritata negligenza a cui il Vitra Design Museum cerca di rimediare con questa esposizione”.

La mostra, infatti, vuole aprirci le porte di questo mondo, fatto di iconici oggetti di design come la mitica lampada Pipistrello disegnata per Martinelli Luce, i vasi in vetro di Venini e gli elettrodomestici di Trabo e i progetti architettonici d’interni più o meno celebri: basti pensare agli showroom Olivetti di Parigi e Buenos Aires realizzati tra il 1966 e il 1968, o al progetto della Gare d’Orsay di Parigi (1980-86), uno dei musei d’arte più famosi del Novecento che le fece guadagnare la fama internazionale. O ancora alla ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia nel 1985-86 o alla ricostruzione del Palau Nacional del Montjuic a Barcellona tra il 1985 e il 1992.

Un racconto progettuale fitto, integrato da fotografie, schizzi, disegni, documentari e video interviste che ci parlano di una figura eclettica, poco interessata a mantenere uno stile omogeneo, ma spinta piuttosto dalla volontà di “fornire soluzioni visionarie ai problemi” come ha spiegato Cinz. E il risultato infatti “sono creazioni che condividono un linguaggio formale sorprendente con silhouette emblematiche, rimanendo indimenticabili”.

 

Dove: Schaudepot, Vitra Design Museum, Charles Eames Strasse, Weil am Rhein
Quando: fino all’11 ottobre 2020

 

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