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  4. Il surrealismo del Vitra Design Museum

Dan Tobin Smith, A Matter of Perspective (© Dan Tobin Smith)

| redazione designbest

I

l surrealismo è considerato una delle correnti artistiche più influenti del XX secolo e il Vitra Design Museum ha deciso di rendergli omaggio con la mostra Objects of Desire: Surrealism and Design 1924 – Today.

Immagini oniriche, oggetti alienati, ibridi curiosi: il surrealismo, fondato nel 1924 con i primo manifesto di André Bretan, ha esercitato un’influenza decisiva sul design, trasformando spesso gli oggetti del quotidiano in opere d’arte moderna e cambiando i canoni di grafica, cinema e fotografia. Basti pensare alla Bicycle Wheel di Marcel Duchamp (1913) o al Lobster Telephone di Salvador Dalí (1936), ma anche ai tanti progetti di designer e artisti dell’epoca, da Gae Aulenti a Björk, da Achille Castiglioni e Ray Eames, da Giorgio de Chirico a Le Corbusier, da Salvator Dalì a René Magritte a tanti altri.

Questa antologica del Vitra Design Museum esplora, in tre sezioni distinte, proprio il rapporto tra surrealismo e design, analizzandone tutti i retroscena tra parallelismi e rimandi continui tra i due mondi.

Si parte con una rassegna sul surrealismo dagli anni Venti agli anni Cinquanta del XX secolo, dove artisti del calibro di René Magritte e Salvator Dalì cercarono di cogliere, sull’onda della pittura metafisica di Giorgio de Chirico, il mistero celato negli oggetti del quotidiano, mentre Meret Oppenheim o Man Ray sperimentavano nuove forme scultoree con materiali e oggetti trovati a caso (ispirati dal ready-made di Marcel Duchamp). La scoperta del potenziale narrativo degli oggetti, infatti, ha influenzato sin dagli anni Trenta artisti di vario livello, compresi designer e architetti: basti pensare all’appartamento parigino progettato da Le Corbusier per Carlos de Beistegui, uno dei più importanti collezionisti d’arte surrealista o gli interni della galleria di Peggy Guggenheim Art of This Century a Manhattan, con i mobili biomorfi firmati da Friedrich Kiesler.

La seconda parte della mostra ci introduce ancora meglio verso il pensiero surrealista sugli archetipi del quotidiano, che minò i codici di significato familiare, fino a quel momento riconosciuti dalla società. Ed ecco allora apparire gli oggetti decontestualizzati del Radical Design (come i Sassi del 1976/68 di Piero Gilardi o la poltrona Capitello disegnata nel 1971 dallo Studio65), i progetti surrealisti di Man Ray o Roberto Matta realizzati sperimentando nuovi materiali plastici, e opere inaspettate come Horse Lamp (2006) della coppia di designer Front o Coathangerbrush (1992) di Konstantin Grcic.

A chiudere, infine, il racconto c’è il focus dedicato all’amore, all’erotismo e alla sessualità, temi centrali per il surrealismo che presero piede anche nell’architettura d’interni a partire dal secondo Dopoguerra. Tra i progetti più rappresentativi spiccano quelli del designer italiano Carlo Mollino, ma anche opere come Mae West Lips Sofa (1938) di Salvator Dalì, trasformato più tardi nel famoso divano Bocca dallo Studio65 (1970). Esempi significativi si trovano anche nelle contaminazioni con la moda: uno su tutti la collaborazione negli anni Trenta tra il pionieri Salvador Dalí e l’icona fashion Elsa Schiaparelli che crearono copertine per riviste di moda, pubblicità e motivi inediti per aziende tessili.

Non mancano accenni a quello che l’etnologo francese Claude Lévi-Strauss definiva il “pensiero selvaggio” ovvero l’interesse per l’arcaico, il casuale e l’irrazionale, che i surrealisti manifestavano sperimentando materiali e tecniche e che gli artisti tradussero in varie forme, dalla pittura automatica al design decostruito degli anni Ottanta: dal classico divano Chesterfield sciolto come fosse un oggetto disegnato da Dalì (Pools&Pouf di Robert Stadler del 2004), al lampadario di Ingo Maurer Porca Miseria che sembra esplodere (1994), agli oggetti del Critical Design.

Una cosa è certa: tutte le opere esposte in questa mostra dimostrano che il surrealismo ha spinto artisti e designer ad interrogarsi sulla realtà e a rompere i rigidi schemi e le abitudini legate al funzionalismo. Il design degli ultimi cent’anni, infatti, non tratta solo di funzionalità e tecnologia, ma arriva all’anima delle cose e ci parla – anche - i sogni, miti, ossessioni nascoste e surreali.

 

Quando: 28 settembre 2019 al 19 gennaio 2020

Dove: Vitra Design Museum, Charles-Eames-Straße 2, 79576 Weil am Rhein, Germany

 

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