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La Triennale di Milano: Osvaldo Borsani (1911-1985)

| redazione designbest

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a Triennale di Milano celebra Osvaldo Borsani con la prima retrospettiva completa sull’architetto, imprenditore e designer brianzolo (1911-1985).

Tavoli, sedie, madie, ma anche bozzetti, stampe, documenti di archivio, progetti originali e fotografie: oltre trecento arredi, dai pezzi unici ai prodotti industriali, raccontano insieme alle cinquecento immagini esposte, cinquant’anni di attività di questo talento poliedrico che, anche se poco celebrato, è stato un precursore nel mondo del design e dell’architettura e un’artista e imprenditore visionario.

Curata dal nipote di Borsani Tommaso Fantoni con l’archistar Norman Foster, la mostra Osvaldo Borsani si presenta come un excursus cronologico a partire dalla fine degli anni Venti con i mobili che univano lo stile dell’Art Decò alle prime manifestazioni del Razionalismo in Italia.

Fu allora che il giovanissimo Borsani iniziò a prendere le redini dell’azienda di famiglia (l’allora ABV Arredamenti Borsani di Varedo) e a trasformare, grazie alle collaborazioni di artisti e alle sue idee lungimiranti, il brand fino a far nascere Tecno (1953), un nuovo marchio di prodotti e sistemi altamente industriali che tra gli anni Cinquanta e Ottanta conquistò la fama internazionale.

Nel lungo e ampio corridoio che manda in scena l’esposizione si respirano la passione e la capacità innovativa di Borsani, il suo intellettualismo e il suo occhio capace di cogliere e precorrere l’evolversi del tempo. Osvaldo Borsani è stato sicuramente uno degli interpreti più originali della storia del design italiano: nato dall’artigianato e approdato con successo all’industria, ha saputo passare con disinvoltura dai progetti a carboncino al disegno digitale, dal lavoro di ebanista a quello di dettaglio tecnico, dal concetto di arredamento coordinato all’innovazione moderna del mobile singolo, dal progetto su misura all’industrial design a larga scala.

E a raccontarcelo sono gli stessi mobili e progetti esposti: si passa dal sistema componibile Graphis che nel 1968 cambiò completamente il modo di concepire l’ufficio alle foto d’archivio di Villa Borsani a Varedo (la villa di famiglia tipico esempio del modernismo di Borsani, visitabile su appuntamento per tutta la durata della mostra), dai progetti che Borsani realizzò come art director di Tecno (di cui fu anche direttore e designer) fino al tavolo Nomos di Norman Foster, Compasso d’Oro ADI nel 1987 e ultimo prodotto messo in produzione da Osvaldo Borsani con Tecno.

Una storia che non solo parla esplicitamente il linguaggio del design, ma si intreccia anche con l’arte moderna italiana e coi molti protagonisti dell’epoca, da Lucio Fontana a Fausto Melotti, da Arnaldo e Giò Pomodoro a Roberto Crippa a molti altri. Figure di spicco che Osvaldo Borsani ha saputo coinvolgere con entusiasmo nei suoi progetti per offrirci la sua lungimirante e inedita visione del design.

 

Dove: Triennale di Milano, viale Alemagna 6, Milano

Quando: fino al 16 settembre 2018

 

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